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USDT torna a salire, mentre USDC perde terreno

18 Oct, 20227 min readAltcoins
USDT torna a salire, mentre USDC perde terreno

Dopo il crollo di maggio, la capitalizzazione di mercato di USDT (Tether) è tornata a salire, a discapito di quella di USDC.

Continua la sfida tra USDT e USDC

Infatti, quando il 12 maggio l’ecosistema Terra stava implodendo, e soprattutto stava implodendo la sua stablecoin algoritmica UST, a farne le spese fu anche la capitalizzazione di mercato di USDT.

Sebbene il prezzo medio giornaliero di USDT non sia mai sceso sotto gli 0,99$, la sua capitalizzazione di mercato invece è scesa in modo significativo.

Da notare però che già il 10 maggio il prezzo di UST era sceso sotto gli 0,8$, iniziando quindi la sua implosione ben due giorni prima che iniziassero i problemi per USDT.

Il fatto che mentre UST crollava USDT invece teneva, non creò panico sui mercati crypto nei confronti di Tether. Il problema sorse nei giorni seguenti quando iniziarono a diffondersi i soliti dubbi che affliggono la reputazione di Tether ormai da anni.

A causa di questi dubbi, legati ad un’ipotetica perdita di valore di USDT che invece non si è poi verificata, molti detentori di USDT li hanno venduti o in cambio di dollari americani o in cambio di altre stablecoin, in primis USDC.

Nell’arco di soli 10 giorni Tether fu costretta a ritirare dal mercato ben dieci miliardi di token USDT, dando indietro ai loro possessori dieci miliardi di dollari USA.

Vista la capacità dimostrata da Tether in quei giorni di ripagare senza problemi chiunque volesse dare indietro i propri USDT in cambio di USD, il calo prima o poi si arrestò. A quel punto infatti era evidente che la gestione di USDT non stava avendo alcun reale grosso problema concreto.

A dire il vero però a metà giugno si innescò un’altra dinamica molto simile, legata non più all’implosione di Terra, ma al fallimento di Celsius e 3AC. Nell’arco di una settimana Tether fu costretta a ritirare dal mercato altri 5 miliardi di token USDT, dando indietro 5 miliardi di USD senza apparentemente alcun problema.

Il calo della capitalizzazione di mercato di USDT andò avanti fino a metà luglio, quando toccò i 65,7 miliardi di dollari, ovvero il punto più basso di tutto il 2022.

La solidità di Tether

Va detto che in tutto questo periodo di calo, in cui sono stati restituiti a Tether quasi 20 miliardi di USDT, il suo prezzo non si è mai discostato in modo rilevante da 1$.

Questo proprio perché Tether ha dimostrato di non avere alcun significativo problema a tirare fuori quasi 20 miliardi di dollari nel giro di due mesi per ripagare in USD tutti coloro che avevano deciso di ridare indietro i loro USDT.

Si è trattato di una vera e propria dimostrazione di forza, che forse ha spazzato via molti dei dubbi che aleggiavano sulla società.

Infatti, a partire dal 9 agosto è iniziata una piccola ma costante risalita.

Quel giorno la capitalizzazione di mercato di USDT tornò sopra i 66 miliardi di dollari, mentre i 67 miliardi furono superati il 13 agosto. Il 19 settembre sono stati superati anche i 68 miliardi, ed ora è a 68,4.

Quindi, tra metà maggio e metà luglio 2022 USDT ha perso più del 21% della sua capitalizzazione di mercato in circa due mesi, senza che il suo prezzo di discostasse mai da 1$, mentre da metà luglio a metà settembre ha recuperato più del 4% di capitalizzazione, sempre in circa due mesi.

Tuttavia, va ricordato che ad inizio anno la capitalizzazione di mercato di USDT era di 78 miliardi di dollari, quindi anche dopo il recente recupero è ancora decisamente sotto ai livelli di inizio anno. Per ritrovare una capitalizzazione di 68,4 miliardi di dollari bisogna risalire indietro fino all’8 settembre dell’anno scorso.

L’evoluzione della market cap di USDC

È molto interessante confrontare questa dinamica con quella di USDC, ovvero la seconda stablecoin al mondo per capitalizzazione di mercato.

L’11 maggio 2022 USDC capitalizzava poco più di 48 miliardi di dollari. Quando USDT iniziò a perdere capitalizzazione, USDC ne trasse vantaggio, perchè una parte dei possessori di USDT preferì convertirli in USDC piuttosto che in dollari americani.

E così USDC arrivò a sfiorare i 54 miliardi a fine maggio, saliti poi a 56 il 20 di giugno, quando il forte calo di USDT ormai si era fermato.

Questo confronto mostra chiaramente come il problema in quei giorni fosse proprio la paura che USDT potesse non reggere. Infatti i dubbi che per anni hanno attanagliato Tether non hanno invece quasi mai sfiorato Circle, ovvero la società che gestisce USDC.

La cosa più interessante però è analizzare ciò che è successo a USDC dopo la fine di giugno.

Infatti, a partire dal 7 luglio ha iniziato a perdere capitalizzazione di mercato. Dieci giorni dopo era già scesa sotto i 55 miliardi, e l’11 agosto scese anche sotto i 54.

Il calo maggiore però si è innescato a partire dal 18 agosto, e sembra non essersi ancora fermato. Ad oggi la capitalizzazione di mercato di USDC è inferiore ai 45 miliardi di dollari, ovvero un livello simile a quello di metà gennaio.

La perdita di 12 miliardi di dollari di capitalizzazione negli ultimi tre mesi e mezzo non può essere spiegata solamente con la crescita di 3 miliardi di USDT.

Anzi, sommando insieme le capitalizzazioni di mercato di USDT e USDC ad inizio anno e ad oggi, si scopre che in nove mesi e mezzo nel complesso è scesa da 120 miliardi a 112 miliardi.

BUSD guadagna quota di mercato, mentre DAI la cede

Però, nel medesimo periodo la terza stablecoin per capitalizzazione di mercato, BUSD, è cresciuta da 14 a 21 miliardi di dollari, ovvero circa 7 miliardi di dollari. Questa crescita compensa quasi completamente gli 8 miliardi persi da USDT e USDC.

Quindi, la somma delle attuali capitalizzazioni di mercato delle tre principali stablecoin è perfettamente in linea con quella di inizio anno. Invece la quarta, DAI, da inizio anno ha perso 3 miliardi di dollari.

Non va comunque dimenticato che UST ha iniziato l’anno a circa 10 miliardi di capitalizzazione, ed ora invece non vale quasi più nulla. Ma UST era utilizzata quasi esclusivamente all’interno dell’ecosistema Terra.

Tali dinamiche mostrano che nel complesso il mercato delle stablecoin è rimasto piuttosto stabile in questo 2022. Se questo è scontato per quanto riguarda i prezzi, non lo è affatto per quanto riguarda le capitalizzazioni di mercato. Infatti, nel corso dell’anno quest’ultime si sono mosse in modo significativo, anche se alla fine nel complesso i movimenti cumulati si sono riequilibrati a vicenda.

Non bisogna dimenticare che il 2022 è stato l’anno in cui il dollaro americano si è rivalutato di più negli ultimi decenni.

Il Dollar Index è passato dagli 89 punti di maggio 2021 ai 114 di fine settembre 2022, con una crescita del 28% in un anno e quattro mesi.

Qualcosa di simile era già accaduto tra luglio 2014 e marzo 2015, quando crebbe del 24% in meno di un anno passando da 80 a 99 punti.

Per trovare un incremento maggiore bisogna risalire al qunquennio 1995-2000, quando passò da 81 a 120 punti. Ma per l’appunto ci vollero cinque anni, e non uno solo.

Il fatto che nel corso del 2022 la capitalizzazione di mercato delle stablecoin ancorate al dollaro non si sia mossa più di tanto nel suo complesso, indica piuttosto chiaramente che ai detentori di stablecoin non interessa di per sé il valore reale del dollaro. Molto probabilmente interessa di più l’usabilità delle stablecoin sui mercati crypto, dove l’utilizzo delle valute fiat comporta tutta una serie di svantaggi che le stablecoin crypto non hanno.

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