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USA: Dorsey, Saylor e Lee contro i democratici sul mining

4 May, 20224 min readMining
USA: Dorsey, Saylor e Lee contro i democratici sul mining

Alcuni dei più grandi nomi del settore crypto, tra cui Jack Dorsey, Michael Saylor e Tom Lee, si sono scagliati contro le affermazioni fatte dai Democratici della Camera sul mining di Bitcoin.

I Democratici USA contro il mining

Infatti di recente alcuni membri democratici della Camera dei Deputati USA hanno chiesto all’EPA (Environmental Protection Agency) di indagare sull’impatto ambientale del mining di Bitcoin.

L’EPA è l’agenzia governativa statunitense che si occupa di questioni ambientali, e i democratici guidati da Jared Huffman le hanno inviato una lettera in cui affermano di avere serie preoccupazioni riguardo l’inquinamento prodotto dalle mining farm.

Nella lettera ipotizzano che le mining farm “stanno contribuendo in modo smisurato alle emissioni di gas serra”, nonostante solo qualche mese fa secondo alcuni studi emerse che le emissioni di gas serra del mining di Bitcoin sono pressoché irrilevanti.

A tal proposito la lettera chiede all’EPA di valutare la conformità delle mining farm “Proof-of-Work” alle normative ambientali vigenti in USA, come il Clean Air Act ed il Clean Water Act.

La lettera ipotizza anche esplicitamente danni causati dalle mining farm alle comunità, come rifiuti elettronici ed inquinamento acustico, e chiede di garantire che “le comunità non siano lasciate con i fardelli tossici associati a questa tecnologia”.

A questa lettera dei democratici ha fatto seguito un’altra lettera aperta inviata dal Bitcoin Mining Council sempre al presidente dell’EPA, Michael Regan.

La lettera di risposta del Bitcoin Mining Council

Il Bitcoin Mining Council è presieduto da Michael Saylor di MicroStrategy, e questa lettera aperta conta ben 55 firmatari, tra cui Jack Dorsey, Michael Novogratz, Tom Lee di Fundstrat, Michael Sonnenshein di Grayscale, Anthony Scaramucci di SkyBridge, Tom Jessop di Fidelity Investments, Don Tapscott del Blockchain Research Institute, Fred Thiel di Marathon, e molti altri.

La lunga lettera aperta fa notare che le emissioni del mining di Bitcoin in realtà non vengono generate dalle mining farm, ma a monte direttamente dalle fonti di produzione, che tra l’altro sono le stesse che vengono utilizzate anche per molte altre attività, come ad esempio per i data center gestiti da Google, Apple, Microsoft o da altri operatori.

Anzi, riferendosi alla precedente lettera dei democratici afferma che questa si basava su molte percezioni errate su Bitcoin e sul mining, già ridimensionate in passato o confuse con quelle di altri settori.

Gli errori nella lettera dei Democratici

Vengono rilevati ben otto errori ai quali viene data ampia smentita.

Il cuore del ragionamento è che bisogna giocoforza distinguere bene tra chi genera energia elettrica inquinando, e chi invece si limita a consumarla. Inoltre bisogna tenere presente che tutti i data center esistenti al mondo consumano energia potenzialmente prodotta con fonti inquinanti, e non solo le mining farm.

Secondo il Bitcoin Mining Council l’EPA dovrebbe invece prendere in considerazione tutta la produzione di energia nazionale, e non solo quella legata al consumo delle mining farm.

Inoltre invita a considerare irrilevanti i carichi di lavoro dei data center qualora questi rispettino tutte le leggi e le normative vigenti, a prescindere dagli scopi per cui tali data center vengano utilizzati.

Va sottolineato che tra i firmatari della lettera del Bitcoin Mining Council ci sono anche alcuni CEO di aziende che fanno mining negli USA nel pieno rispetto di tutte le normative, tanto da essere addirittura aziende quotate in borsa e soggette a numerosi controlli, tra cui Marathon e Riot Blockchain.

Alla luce di tutto ciò appare decisamente propagandistica la natura della lettera inviata dai democratici all’EPA, visto che il vero problema non è il mining in sé, ma è a monte l’intera produzione di energia elettrica nel Paese.

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