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USA: un colosso energetico studia il mining di Bitcoin

4 Jul, 20223 min readMining
USA: un colosso energetico studia il mining di Bitcoin

Il colosso energetico statunitense, Duke Energy, sta studiando un progetto pilota per il mining di Bitcoin.

Duke Energy vuole rendere più green il Bitcoin mining

Lo ha rivelato il Lead Rates & Regulatory Strategy Analyst, Justin Orkney, durante un episodio del podcast “Bitcoin, Energy, and the Environment” di Troy Cross.

Orkney è un bitcoiner, e grazie a lui Duke Energy sta studiando il mining di Bitcoin.

Lo studio pilota si baserebbe sulla risposta alla domanda di energia prodotta da fonti rinnovabili, visto che tale produzione al giorno d’oggi non può essere adattata ai picchi orari di domanda.

Durante il podcast Orkney ha parlato dei problemi che deve affrontare la rete di distribuzione dell’energia elettrica con l’aumento della produzione di elettricità da fonti rinnovabili, e di come questi problemi potrebbero addirittura peggiorare proprio a causa di questo incremento. Inoltre, ha anche suggerito come Bitcoin in una certa misura possa contribuire a risolvere, o mitigare, questo problema.

Il problema di fondo con le rinnovabili è che, per molte di queste, la produzione non è né programmabile né gestibile liberamente. Nelle centrali a combustibili, infatti, la produzione può essere gestita liberamente per allinearla ai picchi di domanda del mercato, ma con fonti come solare ed eolico la produzione dipende solo ed esclusivamente dalla disponibilità di luce e vento.

In teoria una soluzione potrebbe essere quella di stoccare l’elettricità prodotta in modo da poterla immettere in rete solo quando ci sono i picchi di domanda, ma questa soluzione allo stato attuale è ancora lungi dall’essere applicata su larga scala.

Il mining di Bitcoin, invece, consentirebbe di monetizzare gli eccessi di produzione quando la domanda è scarsa, come ad esempio di notte, come fanno già con il flare gas in Texas. In altre parole consentirebbe di monetizzare lo scarto di produzione, rendendo in questo modo meno svantaggioso, e quindi più profittevole, produrre energia in questo modo.

L’intuizione di Duke Energy

Le energie rinnovabili tendono ancora a non essere competitive nei confronti di quelle prodotte con combustibili fossili, perché hanno un costo maggiore dovuto anche alla minor efficienza produttiva. A livello economico, utilizzare la produzione in eccesso per minare Bitcoin in modo da incrementare gli introiti renderebbe più proficua la stessa produzione, dando così modo ai produttori di energie rinnovabili di poter ridurre i costi di vendita al pubblico.

Non stupisce pertanto che Duke Energy stia studiando un progetto pilota per sfruttare il mining di Bitcoin in questo modo, anche se la società produce elettricità utilizzando principalmente carbone, gas naturale e petrolio, ed in parte il nucleare.

Tuttavia possiede una sussidiaria, DERS (Duke Energy Renewable Services), che si occupa proprio di energie rinnovabili, con una potenza installata di circa 1.700 megawatt. Inoltre, stanno realizzando nuove centrali eoliche per una potenza totale di 240 megawatt, con ulteriori 1.500 megawatt in fase di pianificazione.

È possibile che il loro interesse nei confronti di Bitcoin sia dovuto proprio a quei 1.500 megawatt di potenza aggiuntiva in fase di pianificazione, perché inserire fin da subito il mining in fase di progettazione potrebbe massimizzare la resa.

Duke Energy in totale gestisce impianti di produzione di elettricità con una potenza complessiva di 58.200 megawatt negli Stati Uniti, e conta 7,2 milioni di clienti.

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