Coin News

Il tramonto dei prezzi dopati dell’indice tech Nasdaq

5 d ago4 min readOther
Il tramonto dei prezzi dopati dell’indice tech Nasdaq

Con buona pace del fan-service l’indice tech Nasdaq in questi mesi e in maniera più incisiva nell’ultima settimana ha subito un bagno di umiltà vedendo bruciare miliardi.

Dopo il settore crypto, crolla anche l’indice dell’azionario tech: Nasdaq 100

Che il valore delle azioni dei titoli tech fosse fin troppo alterato era opinione comune, per molti motivi i titoli più blasonati, in particolare quelli delle Big tech che fanno da faro per il Nasdaq, sono oltremodo gonfiati nonostante una reale e forte espansione ci sia stata davvero.

Le varie Apple, Microsoft, Tesla, Amazon etc. hanno beneficiato di due anni e mezzo di pandemia durante i quali la domanda di tecnologia e di consumo da casa sono schizzate alle stelle a causa dei molteplici lock down e delle loro conseguenze come smart-working, didattica a distanza, e-commerce e intrattenimento digitale (Netflix, Disney+, Amazon Prime, Now, HBO Max ecc).

I guadagni raggiunti dalle società di questo settore sono stati enormi poiché stavano vivendo in un funnel molto prolifico. Le persone erano costrette a lavorare e a sostentarsi direttamente da casa e questo ha giovato alle Big tech.

Ora però i lock down almeno momentaneamente e forse anche per il futuro sono terminati, la pandemia sembra essere superata e anche se una quota importante di smart working resta anche a causa della comodità e dei risparmi che essa comporta, le persone possono uscire e le aziende del Nasdaq ritornano a fare i conti con un acerrimo concorrente, l’aria aperta e la socialità dell’essere umano.

I fattori di un disastro annunciato

A questo quadro si aggiungono due importanti fattori, la guerra in Ucraina che rischia di trasformarsi in un conflitto mondiale che porterebbe il pianeta dritto dritto ad un nuovo medioevo atomico, e l’inflazione quasi a due cifre.

La guerra è un grosso problema, ma anche se è un discorso cinico e moralmente discutibile, è inevitabile che porti guadagno, è così da sempre. In guerra le industrie pesanti dei paesi coinvolti subiscono un boom e proprio dalla guerra potrebbe arrivare la compensazione che la fine della pandemia ha tramutato in ingenti perdite per le società principali che compongono il Nasdaq.

Secondo Janet Yellen, Segretaria del Tesoro americano:

“L’invasione dell’Ucraina ha aumentato ulteriormente l’incertezza economica e il potenziale per una continua volatilità e irregolarità per la crescita globale”.

L’inflazione invece è un male abbastanza ciclico che parte da lontano e che abbiamo visto arrivare, era attesa e forse è stata sottovalutata sull’onda dell’entusiasmo.

La Caporetto di Lehman Brothers dodici anni fa segnava un momento storico.

Ben Bernanke, il presidente della Fed di allora, in accordo con il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, nel 2009 apriva una stagione di politica monetaria espansiva, culminata con l’acquisto da parte della banca centrale americana di 600 miliardi di dollari del tesoro.

Jerome Powell, l’attuale presidente della Federal Reserve, oggi decreta la fine di questa fase.

La Fed ha messo in atto già due aumenti dei tassi da inizio anno, uno di 25 e l’altro di 50 pb.

L’inflazione si attesta all’8,5%, ovvero ai massimi dall’amministrazione Reagan, un po’ troppo per non essere presa di petto.

Le performance delle big tech

Tornando alle Big Tech, solo nel 2021 hanno guadagnato il 27,5% in un anno. Ora, però, la musica è cambiata e la tempesta perfetta è oramai giunta.

Nasdaq, Standard & Poor’s 500 e Dow Jones continuano a soffrire questo periodo arrivando il nove maggio a un record negativo delle ultime 52 settimane, di ben 17%.

Il Nasdaq in particolare in soli sei mesi ha perso il 27% con un balzo indietro che cancella con un colpo di spugna i guadagni fatti in tutto il 2021.

Source

Subscribe to get our top stories

Coin News
App StoreApp Store