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Tether USDT: nel processo a NY c’è qualcosa che non va | La nostra indagine

3 d ago4 min readAltcoins
Tether USDT: nel processo a NY c’è qualcosa che non va | La nostra indagine

È notizia di poche ore fa: un giudice a New York avrebbe ordinato a Tether di produrre documentazione attestante le riserve di dollari a copertura del suo stablecoin, il popolare (e primo per capitalizzazione) $USDT. Un procedimento che riaccende il fuoco dell’enorme schiera di detrattori del progetto che fa capo anche a Paolo Ardoino e sul quale però sarebbe forse il caso di spendere qualche parola in più. Perché di procedura legale complessa si tratta e perché di interessi in gioco ce ne sono diversi, alcuni dei quali non esattamente limpidi.

La causa in questione è infatti tra quelle avviate da Roche Freedman dell’omonimo Kyle Roche, avvocato americano che qualcuno dei nostri lettori ricorderà come legato allo scandalo che ha colpito il mondo cripto qualche settimana fa. Uno scandalo all’interno del quale, per sua stessa ammissione a video, Kyle Roche avrebbe fatto da ariete per attaccare progetti avversari di quello in cui l’avvocato avrebbe avuto, sempre per sua stessa ammissione a video, degli interessi economici importanti.

Il tutto perché riteniamo necessario fare chiarezza su una vicenda che si ripropone ciclicamente e sulla quale sarebbe forse il caso di andare oltre i roboanti titoli a mo’ di giornale scandalistico che purtroppo affliggono ancora il nostro comparto.

Tether dovrà produrre documentazione attestante le sue riserve

O in altre parole, abbandonando il legalese, dovrà dimostrare in una corte di avere dollari a copertura degli stablecoin emessi. Qualcosa che non è la prima volta che emerge ma che questa volta ha quel sapore acido di macchinazione legale. Andiamo con ordine.

  • Chi ha fatto causa a chi
  • Siano vere o meno le accuse nei confronti di Avalabs rimane l’avvocato Roche, che – carta canta – ha effettivamente fatto causa a molti progetti, da Tether a Solana, passando per altri crocevia del grande capitale impegnato nel mondo cripto.

    Chi sia il mandante o meno non è importante: si può fare riferimento a quanto affermato e immortalato a video, un video che vede anche la presenza (vocale) di Christen Ager-Hanssen, magnate norvegese che è stato anche nostro ospite proprio in relazione a questa vicenda.

    Kyle Roche avrebbe infatti utilizzato queste cause legali per ottenere un doppio vantaggio, anzi, triplo: tramite la discovery processuale ottenere dettagli operativi sulla concorrenza, tenere lontani dai propri progetti gli occhi di SEC e possibilmente anche incassare dei risarcimenti milionari. Ed è in questo contesto che va inquadrata la vicenda.

  • Perché?
  • I motivi dichiarati da Kyle Roche sono oggi di pubblico dominio. Quelli però su carta e legali sono diversi: si accuserebbe infatti Tether di aver emesso token stable senza controvalore nelle proprie casse al fine di manipolare il mercato e creare una delle più grandi bolle speculative di sempre. Si fa riferimento alla precedente bull run (e al conseguente crollo) di qualche tempo fa e non a tempi recenti.

  • Cosa è stato chiesto a Tether
  • Di offrire documentazione atta a verificare che i token emessi siano stati creati dietro sostanze e riserve effettive. Cosa che ha innescato la lunghissima sequela di titoli ad effetto che leggiamo su altre testate ma che è soltanto parte della storia.

    Kyle Roche avrebbe chiesto informazioni personali ad un terzo

    Secondo uno dei soggetti coinvolti nella registrazione di Kyle Roche a video, lo stesso avrebbe chiesto a mezzo mail informazioni sui quadri di Tether, in particolare su Giancarlo Davasini e JR Van der Velde.

    Informazioni e “intel”, come la chiama l’avvocato nella comunicazione, che si sarebbero dovute ottenere anche per via extra-giudiziale. Un altro tassello che le altre testate non hanno raccontato su questa vicenda, che più che una causa per legittimamente chiedere conto di alcuni comportamenti di Tether, sembra sempre di più una manovra con altri fini.

    Noi continueremo a seguire la vicenda, ricordando però anche quanto Ardoino ebbe a dirci in video in relazione al FUD che ciclicamente finisce per colpire Tether. Bisogna chiedersi sempre cui prodest, ovvero a chi giova. E questa volta di burattinai sembrano essercene parecchi.

    Chiudiamo togliendoci qualche sassolino dalla scarpa: il giornalismo è cosa seria e può nuocere alla reputazione di progetti importanti. Prima di rilanciare titoli sensazionalistici sarebbe il caso di fare qualche ricerca, anche soltanto con le informazioni pubblicamente disponibili. Perché almeno per questo caso è evidente come gli interessi in gioco siano tanti, diversi e talvolta eterodiretti.

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