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Silk Road: avvenuto il maggior sequestro di Bitcoin di sempre

8 Nov, 20224 min readBitcoin
Silk Road: avvenuto il maggior sequestro di Bitcoin di sempre

Ieri il procuratore generale degli USA ha annunciato ufficialmente un maxi sequestro di Bitcoin.

Si tratta di più di 50.676 BTC sequestrati a James Zhong, che si è dichiarato colpevole di averli ottenuti illegalmente da Silk Road nel 2012.

Bitcoin: il caso Silk Road

Silk Road era un marketplace sul dark web lanciato nel 2011, chiuso nel 2013 dall’FBI. A causa dei reati commessi, Ross Ulbricht è stato condannato all’ergastolo per sette accuse dalla Corte Federale degli Stati Uniti a Manhattan, senza possibilità di ottenere la libertà condizionale.

Si trattava quindi solamente di una piattaforma in cui potevano avvenire delle vendite, ma tra queste ne avvenivano anche di illegali. In particolare era utilizzata da numerosi spacciatori per distribuire droghe illegali a molti acquirenti, e per riciclare i fondi così ottenuti.

Zhong tuttavia non vendeva sostanze illecite, ma ha frodato la piattaforma riuscendo ad incamerare molto denaro.

La frode di Silk Road

Nel settembre 2012 creò una serie di conti su Silk Road in modo da nascondere la sua identità. Con quei conti generò oltre 140 transazioni in rapida successione al fine di indurre il sistema di elaborazione dei prelievi di Silk Road a rilasciare circa 50.000 Bitcoin verso i suoi conti. Una volta incassati lì trasferì in vari indirizzi Bitcoin in modo da impedirne il rilevamento, nascondere la sua identità ed offuscare la provenienza di quei BTC.

Durante l’esecuzione di questa frode Zhong non ha venduto alcun prodotto o servizio su Silk Road, né acquistato. Ha solo generato transazioni con l’unico scopo di indurre la piattaforma ad inviargli BTC.

Inizialmente aveva depositato una cifra complessiva compresa tra 200 e 2.000 BTC, e poi ha eseguito rapidamente una serie di prelievi. In questo modo è riuscito a prelevare molti più BTC di quanti ne avesse depositati.

Nel comunicato del procuratore si legge che, ad esempio, il 19 settembre 2012 depositò 500 BTC in un wallet su Silk Road, e meno di cinque secondi dopo eseguì cinque prelievi, sempre di 500 BTC ciascuno, in rapida successione nell’arco di un solo secondo. In questo modo ricevette 2.500 BTC, con un guadagno netto di 2.000 BTC.

Il sequestro dei Bitcoin di Silk Road

Nonostante il comunicato del procuratore sia stato pubblicato ieri, il sequestro in realtà è avvenuto un anno fa, il 9 novembre 2021.

I 50.676 BTC sequestrati all’epoca valevano circa 3,36 miliardi di dollari, e questo ne faceva il più grande sequestro di criptovaluta mai effettuato dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, ed il secondo in assoluto più grande.

Ad oggi il loro valore è sceso a poco più di 1 miliardi di dollari.

Potrebbe non essere un caso che a partire dal giorno successivo al sequestro il prezzo di Bitcoin iniziò a scendere, ed il prezzo raggiunto il 9 novembre 2021 (69.000$) rimane ad oggi il massimo storico di sempre.

Sebbene il sequestro sia avvenuto un anno fa, e se ne ebbe notizia poco dopo, il comunicato di ieri riferisce comunque una novità. Ovvero il fatto che Zhong si sia dichiarato colpevole il 4 novembre 2022 davanti al giudice distrettuale degli USA Paul G. Gardephe.

Che fine faranno quei BTC?

Ora che Zhong si è dichiarato colpevole, il procedimento giudiziario nei suoi confronti iniziato anni fa finirà.

A quel punto gli USA potranno disporre liberamente dei fondi sequestrati, ed è possibile che li mettano in vendita all’asta.

In passato è già accaduto molte volte che il Dipartimento di Giustizia USA mettesse all’asta dei BTC sequestrati. Il caso più celebre è quello di Tim Draper che nel giugno 2014 riuscì a comprare 30.000 BTC sequestrati dal governo americano e poi messi all’asta. Investì 19 milioni di dollari, e questo investimento gli rese il 3.000% durante il picco di dicembre 2017.

Per ora il governo USA, ovvero il Dipartimento di Giustizia, ha presentato istanza per ottenere la confisca di questi fondi, ma non risulta l’abbia ancora ottenuta. Quindi non si sa quando potrebbero essere messi in vendita all’asta.

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