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Il mining di Bitcoin tra nuove risorse e abbandoni

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Il mining di Bitcoin tra nuove risorse e abbandoni

In un periodo storico dove il mercato crypto è in piena crisi adolescenziale tra marketplace che saltano e un Bitcoin che tiene botta nonostante la situazione (dimostrando grande forza e basi solide) il mining resta uno strumento che sa attrarre risorse ma c’è anche chi abbandona la pratica.

Bitcoin mining: come funziona e perché è importante

Il mining di Bitcoin consiste nel scovare gli hash (codici specifici) che serviranno a confermare i nuovi blocchi da aggiungere alla blockchain.

L’Hashrate Index, è l’indice che tiene il polso della situazione sull’operazione di mining, questo indice ogni trimestre fa un quadro della situazione e recentemente ha pubblicato quello di luglio, agosto e settembre.

Dal rapporto si evince come l’attività di hashing sia pagata sempre meno e come l’aumento del costo dell’energia delinei un quadro poco amichevole per chi si cimenta nel mining.

Nonostante questo il 31 ottobre si è registrato il picco orario massimo, di 304 Eh/s quando BTC aveva iniziato la discesa sotto i 20.000 dollari portandolo agli attuali 16105 dollari americani.

In questo contesto c’è chi punta tutto sul mining ritenuto nonostante tutto molto profittevole, è questo il caso ad esempio di Arkon Energy che nelle parole del CEO Josh Payne descrive così il momento:

“L’attuale clima di mercato, con prezzi bassi per Bitcoin e attrezzature minerarie, offre un’opportunità interessante per sfruttare la nostra redditività unica e l’accesso al capitale di crescita”.

Arkon Energy, è una società di Sidney, Australia, che si occupa di infrastrutture per data center rinnovabili.

Con una raccolta fondi si è accaparrata ben 28 milioni di dollari al fine di investire ulteriormente nel mining di Bitcoin con energia rinnovabile nonostante l’attuale crisi di mercato.

A seguito di questa run di risorse, la società ha acquistato il più grande data center norvegese, Hydrokraft AS per mettere in piedi una “piattaforma di mining di Bitcoin verde integrata verticalmente”.

Purtroppo il 6 ottobre il governo del paese ha sostenuto una proposta di abrogare la tassa che contiene i costi sull’elettricità nel mining in vigore dal 2016 ma questo non ha fatto desistere Arkon Energy.

Gli investimenti nel campo dell’energia

Così come Arkon anche la cinese BTC Canaan ha comunicato da poco la volontà di allargare con investimenti globali la propria capacità mineraria di BTC investendo ingenti somme anche in ricerca e sviluppo.

Shell, una delle sette sorelle degli idrocarburi e dell’energia in generale va nella stessa direzione puntando sul sostegno all’attività mineraria.

La società petrolifera ha firmato una sponsorizzazione biennale con la rivista Bitcoin magazine per un think talk sull’attività mineraria delle criptovalute.

L’accordo prevede anche che alla Bitcoin Conference, Shell, presenterà soluzioni di raffreddamento innovative volte a ottimizzare il processo di mining di Bitcoin.

Il responsabile del comparto raffreddamento ed immersione di Shell Lubricants, Darin Gonzalez, ha dichiarato che:

“Shell Lubricants si impegna a fornire ai clienti alternative di riduzione delle emissioni di carbonio e uno dei vantaggi più importanti del fluido di raffreddamento ad immersione è la sostenibilità e le energie rinnovabili”.

Per un mondo che investe fortemente nel mining c’è anche chi rema contro e chi si lecca le ferite.

Il gestore energetico del Quebec ad esempio (Canada) ha fatto domanda al governo della regione per l’interruzione dell’energia elettrica a tutte quelle società coinvolte nel mining di criptovalute in un’ottica di risparmio energetico in tempi di crisi.

Non solo proposte di staccare la spina ma anche clamorosi dietrofront dopo che le cose sono andate male.

Il caso di BTC Iris Energy, testimonia proprio come il mining non sempre porti bene.

La società sta fronteggiando una richiesta di insolvenza per 103 milioni di dollari nei confronti di investitori americani.

La SEC ha spiegato che la società mancando la ristrutturazione non è riuscita a ripagare nelle scadenze stabilite gli investitori.

Anche al Cremlino non tira una buona aria per l’attività estrattive, è infatti noto che un mese fa, la Duma ha affossato il disegno di legge sul mining delle valute digitali proposto dal partito New People.

“On Mining in the Russian Federation” questo il nome del disegno di legge n. 127303-8 era volto a regolamentare il mining nel paese transcontinentale ma a quanto pare Mosca dovrà ancora attendere.

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