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Mercato del petrolio molto volatile nelle ultime settimane

18 Oct, 20226 min readOther
Mercato del petrolio molto volatile nelle ultime settimane

Nelle ultime settimane il mercato del petrolio è stato decisamente movimentato.

Sebbene non sia un mercato mediamente troppo stabile, la volatilità spesso è abbastanza contenuta. C’è, ma non è al livello di quella di altri asset.

Ad esempio, dopo essere risalito dal crollo dei mercati finanziari di marzo 2020, il prezzo del brent americano lateralizzò per ben sei mesi in un ristretto range compreso tra 34 e 49 dollari.

Anche da febbraio 2021 a gennaio 2020 di fatto lateralizzò in un range compreso tra 56 e 84 dollari. Quindi sebbene non sia affatto un mercato fortemente stabile, non è nemmeno avvezzo ad enormi oscillazioni sul breve periodo.

Ovviamente con lo scoppio della guerra in Ucraina, a febbraio 2022, la volatilità si è impennata, ma tra marzo ed agosto ha poi lateralizzato in un range un po’ più ampio del solito, compreso tra 94 e 124 dollari.

Dopo essere risceso fino a 76$ a fine settembre, è tornata ad esserci un po’ di volatilità ad ottobre.

Dal 28 settembre al 10 ottobre, in soli dodici giorni, il prezzo è aumentato del 21%, salendo fino ad oltre 93$. Nei sette giorni successivi è poi sceso del 9%.

Un’escursione così veloce non accadeva da febbraio, ed apparentemente sembra legata sempre alla paura delle conseguenze della guerra in Ucraina.

Il mercato del petrolio e la relazione con il contesto geopolitico

Infatti se uno dei driver principali sui mercati finanziari nelle ultime settimane è stata la paura della recessione, questo in teoria avrebbe dovuto far scendere il prezzo del brent, e non certo farlo salire del 21% in dodici giorni.

Da notare però che nel medesimo periodo il prezzo del gas europeo è sceso, quindi è molto difficile immaginare che tale rapida salita del prezzo del petrolio fosse dovuta ad un’effettiva scarsità di offerta.

C’è anche un altro aspetto che rende la situazione ancora più complessa. Il 5 ottobre l’Opec ha annunciato un taglio alla produzione di petrolio, ma quel giorno il prezzo del brent aumentò di poco. I due incrementi più importanti si sono verificati il 28 settembre ed il 7 ottobre.

Sembrano, invece, esserci alcune corrispondenze inverse con il valore del dollaro USA, ovvero il cosiddetto Dollar Index. Tali corrispondenze inverse si sono interrotte proprio il 5 ottobre, quando il Dollar Index ha ripreso a crescere dopo qualche giorno di discesa, mentre il prezzo del brent già in risalita ha continuato a risalire.

Oltretutto il prezzo attuale è in linea con quello di metà agosto, e soprattutto con quello di gennaio 2022, ovvero prima dello scoppio della guerra in Ucraina.

Sembra pertanto che la volatilità recente sia stata solo un fattore temporaneo, che si è limitato a non consentire al prezzo del brent di lateralizzare proprio attorno ai livelli di prezzo di gennaio.

A partire dagli 87$ del 17 agosto, prima è salito a 97$, poi è sceso ad 81$, ma solo per risalire a 90$ prima di scendere ai 76$ del 27 settembre. A quel punto la volatilità si è ancora amplificata, con una rapida risalita a 93$, per poi ritornare agli attuali 86$.

Insomma, tre saliscendi in soli due mesi con oscillazioni anche superiori al 20%, per poi ritornare al prezzo di partenza che, probabilmente non a caso, è anche lo stesso di inizio anno.

Ciò che, invece, aveva fatto da febbraio ad agosto aveva avuto una chiara direzione: una forte salita all’inizio, seguita da una lenta discesa. Invece, negli ultimi due mesi si è praticamente trattato di una lateralizzazione con volatilità sostenuta.

Un tale scenario deve aver favorito la speculazione sul breve termine, ed è forse anche per questo che c’è stata così tanta volatilità senza una direzione precisa verso l’alto o verso il basso.

Il prezzo del petrolio, tra vicende passate e presenti

Se si esclude il cigno nero dell’inizio della pandemia, che causò il crollo di tutti i mercati finanziari a marzo 2020, il 2022 per il prezzo del petrolio è stato in assoluto uno degli anni più volatili degli ultimi decenni. Per trovare qualcosa di simile bisogna risalire al 2014, quando il prezzo scese probabilmente come conseguenza della guerra della Russia in Crimea.

Se, però, nel 2014 il prezzo scese per poi rimanere basso, nel 2022 prima è salito in modo significativo, ma poi è risceso azzerando completamente la crescita.

Si tratta pertanto di dinamiche differenti, forse anche perché lo stesso mercato finanziario del petrolio è evoluto.

Tra l’altro l’attuale prezzo di 86$ è perfettamente in linea anche con quello del 2010, ovvero dopo il recupero seguito al crollo per la grande crisi finanziaria del 2008.

Generalizzando, e prendendo in considerazione i movimenti sul lungo periodo, si potrebbe dire che da ottobre 2007 ad oggi il prezzo del brent abbia sostanzialmente oscillato attorno ad un livello medio di poco inferiore ai 90$ al barile, con forti escursioni fino a 147$ a luglio 2008, e forti discese fino ai 10$ di marzo 2020. Tuttavia ogni volta che in questi ultimi quindici anni il prezzo del brent è salito molto sopra i 90$ poi ha finito per riscendere, e tutte le volte che è sceso molto sotto gli 80$ ha poi finito per risalire.

Quasi come se per quindici anni avesse lateralizzato attorno ai 90$ ma con fortissima volatilità.

In realtà la volatilità si misura spesso sul breve periodo, quindi questa descrizione appare un po’ azzardata. Ma dato che invece, ad esempio, nei quindici anni precedenti il prezzo era salito da 20$ a più di 80$ al barile, il confronto rivela una notevole differenza.

Anzi, dal 1986 al 2003 c’era stata un’altra lunga fase di lateralizzazione sul lungo periodo con una volatilità elevata solo a tratti, seguita poi da una crescita fino proprio al 2008. Insomma solo cinque anni di crescita per poi tornare a lateralizzare ma su un livello di quattro volte maggiore, e con volatilità decisamente più elevata.

In una tale situazione a guadagnarci sui mercati finanziari sono primariamente gli speculatori, e questo potrebbe voler dire che anche il mercato finanziario del petrolio negli ultimi quindici anni potrebbe essere diventato in parte un mercato speculativo.

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