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Kraken rende pubblici i propri libri contabili per mostrare i sottostanti

23 Aug, 20224 min readOther
Kraken rende pubblici i propri libri contabili per mostrare i sottostanti

Kraken che è nata nel 2011 trova nella gestione contabile e la verifica dei dati la sua mission.

Kraken mette allo scoperto i propri conti

La sua nascita è dovuta alla mala gestione di Mt. Gox che è stato uno degli exchange più usati in passato e che ha visto l’esigenza di far controllare i propri “numeri” per verificare solvibilità e far quadrare i conti.

Mt. Gox purtroppo non sopravvisse a lungo poiché la situazione in cui versava era troppo compromessa per essere recuperata e in sostanza Kraken fu quasi un liquidatore.

Il CEO di Kraken Jesse Powell fu in prima linea ed è stato presente in tutto l’affare Mt. Gox fin dall’inizio e chi meglio di lui può comprendere quanto siano necessarie trasparenza e un audit certosino per dimostrare che la fiducia riposta dagli investitori è ben riposta e che soprattutto le coperture ci sono.

“Le esplosioni più grandi sono state davvero questi casi, come Mount Gox o Quadriga, dove sono stati insolventi per anni. Poiché nessuno ne era a conoscenza, il problema è potuto peggiorare molto poiché gli operatori di borsa hanno ritenuto di poter uscire dal buco, forse scambiando la strada per tornare alla piena riserva o alla redditività”.

Le banche tradizionali (JP Morgan, Goldman Sachs ecc) sono costrette in un sistema detto “a riserva frazionaria”, i depositi siano assicurati fino a 250.000 dollari in caso di insolvenza ma gli istituti sono obbligati a tenere coperture solo per una percentuale dei fondi accumulati.

Nel mondo crypto purtroppo ad oggi non c’è un vero audit né un vero controllo e molte società di token o di servizio pagano audit esterni per tenere sott’occhio conti e coperture.

Per quanto riguarda Kraken ad esempio la società ha fatto uscire l’ennesima prova di riserva, un documento che dà la possibilità ai propri clienti di verificare la solvibilità.

Il compito è stato svolto da Armanino LLP, (top 25 società di contabilità globale) che ha controllato il 63% dei saldi totali detenuti da Kraken riscontrando che gli asset coperti riguardavano Bitcoin, Ethereum, Tether, XRP, Cardano e Polkadot.

Lo Staking out chain che è stato adottato è in sostanza una procedura con la quale gli investitori guadagnano un rendimento aggiuntivo sulle loro partecipazioni reinvestendo in un pool di margini dove i Token possono essere presi in prestito per generare interessi.

Questi valori generati sono inclusi nell’attestazione, tuttavia il rischio di solvibilità permane a prescindere dal tipo di prestito specialmente se si usa lo Staking Out Chain poiché i controlli sull’audit vengono fatti una tantum e non giornalmente.

“Una delle critiche al primo audit che abbiamo fatto, nel 2014, era che questo era solo un momento. Non sai se abbiamo appena preso in prestito 100.000 bitcoin da uno dei nostri investitori o qualcosa del genere per fare questa istantanea. E poi, sai, l’abbiamo rispedito indietro cinque minuti dopo. Se esegui questo rilascio degli attestati più frequentemente, è meno probabile che fare questo tipo di cose avvenga e più probabilità di essere individuato. Supponiamo, ad esempio, di vedere 100.000 monete in movimento, sai, il 30 di ogni mese a catena. Forse a un certo punto questi potrebbero essere fatti anche in tempo reale”.

Questo il commento di Powell a riguardo.

Tether, ad esempio, si è servita di MHA Holdings per produrre i suoi attestati di riserva e per il futuro ha già annunciato di voler utilizzare l’italiana BDO che è una delle prime cinque società al mondo di audit.

“Quando o se diventiamo una società per azioni, dovremmo rivelare questi tipi di dati finanziari. E, sai, forse potremmo farlo, anche prima del tempo”.

Quanto alla difficoltà di trovare un partner audit certificato degno della propria reputazione il CEO ha dichiarato

“C’è il rischio che se sbagli come revisore dei conti e firmi qualcosa che si rivela falso, la tua intera reputazione venga bruciata e nessuno si fiderà più di te. Questa non è un’analogia diretta, ma nessuno vuole essere il prossimo Arthur Andersen (l’ormai defunta società di contabilità con sede a Chicago che aveva precedentemente verificato la Enron).”

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