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Kaiko: Bitcoin e Nasdaq accomunati dalla volatilità

18 Oct, 20226 min readBitcoin
Kaiko: Bitcoin e Nasdaq accomunati dalla volatilità

Bitcoin viene spesso correlato al comportamento dello S&P 500, ma questa correlazione sembra diminuire in favore del Nasdaq, secondo lo studio di Kaiko.

Report di Kaiko: aumenta la correlazione tra Bitcoin e Nasdaq

Dal rapporto trimestrale redatto dalla società, il 17 ottobre 2022 la criptovaluta per eccellenza negli ultimi tempi ha sempre avuto una correlazione con l’indice S&P 500, ma questa volta delle similitudini la avvicinano all’altro importante indice di Wall Street.

Infatti, il principale indice della Borsa di New York, il Nasdaq sembra avere alcune cose in comune con Bitcoin.

I dati sull’inflazione americana hanno creato degli scossoni ed hanno indotto la borsa in generale a virare dapprima in forte ribasso per poi recuperare.

Il dato atteso era dell’8,1%, ma il risultato, invece, è stato leggermente superiore alle aspettative, ovvero 8,2%.

Nonostante il costo dei prezzi al consumo americani (esclusi i costi alimentari ed energetici) abbia toccato il picco da oltre 40 anni l’inflazione seppure superiore alle attese continua a scendere dal 9,1% dell’ultimo dato.

Bitcoin da parte sua ha seguito il comportamento delle borse e quindi anche del Nasdaq e degli altri principali indici andando sotto ai 18.000 dollari americani toccando un nuovo minimo da dicembre 2020 ad oggi ma poi proprio come descritto sopra per le borse ha recuperato terreno.

La soglia psicologica dei 20.000 dollari americani potrebbe far tornare vigore al Bitcoin ed indurlo ad una nuova risalita anche se parlare di bull run è tabù, una risalita sarebbe davvero possibile.

La volatilità che aveva contraddistinto i mercati negli ultimi mesi sembra anch’essa essere diminuita e quella del BTC è scesa al livello del Nasdaq per la prima volta dal 2020.

La volatilità a 30 e 90 giorni è scesa proprio come quella del comparto azionario nonostante tra azioni e la valuta di Satoshi, quest’ultima sia molto più suscettibile alle notizie macroeconomiche che di questo periodo preoccupano spesso i mercati.

Altro tema è quello dell’andamento della valuta fiat degli Stati Uniti, il dollaro americano forte ha fatto già molti danni nell’ambito dell’export ma come si traduce questo sull’andamento di Wall Street.

Una valuta forte ha indotto lo Standard & Poor 500 e il Nasdaq a calare del 13% l’uno e del 10% l’altro da settembre ad oggi ovvero da quando questo trend è stato più marcato.

Cresce l’adozione di Bitcoin e crypto

Nel frattempo BTC è sembrato più resistente al Dollaro forte perché proprio come esso in questa fase, ma la cosa è vera anche in generale entrambe sono una riserva di valore comunemente acclarate quando le cose si mettono male.

Bitcoin nel frattempo si afferma sempre più nel mondo tanto oramai da non essere più cosa rara trovare indicazioni che certificano sia possibile effettuare pagamenti in esercizi commerciali (l’esempio più mainstream è quello di Mc Donald’s), ed ora anche Google Cloud è entrato nel club.

Google Cloud, infatti, permetterà pagamenti tramite Bitcoin ed altre crypto (Ethereum, Dogecoin, ecc) a partire dal prossimo anno.

Anche la più grande banca americana depositaria al mondo, la BNY Mellon, ha aperto a BTC lanciando servizi di custodia per le società di investimento e piattaforme come Solana DeFi Mango Markets hanno avuto addirittura una crescita di 100 milioni di dollari.

Lo spread che conosciamo essere la differenza tra i BTP e i BUND tedeschi nel caso delle criptovalute rappresenta il premio/sconto tra il prezzo del BTC in valuta locale in dollari americani con il tasso di cambio orario della valuta e viene influito dai tassi di cambio, dalla domanda e dall’andamento delle altre crypto.

Questo dato sui mercati del Regno di Re Carlo III oscilla tra -0,1% e +0,1% quindi un range minimo, mentre sul mercato giapponese tra -0,2% e +0,2% con una forbice doppia a quella del vecchio continente.

Le principali coppie di valute

Il livello più alto di volatilità tra GBP/USD e JPY/USD è stato raggiunto e non lo si vedeva più da marzo 2020 complice un super dollaro che ha portato ​​la sterlina britannica (GBP) e lo yen giapponese (JPY) a toccare i minimi storici rispetto alla valuta americana scatenando ancora di più la politica monetaria aggressiva fatta di rialzi dei tassi della Federal Reserve americana.

Nonostante la mano pesante di Powell e soci, la Fed non è riuscita a sconfiggere l’inflazione a onor del vero questa sta leggermente scendendo con un dollaro che tuttavia continua la sua corsa.

Il cambio USD/JPY ha chiuso la scorsa settimana a 148,74, un minimo da tre decenni e ben al di sopra del livello di intervento della Banca del Giappone di 145,7 a settembre.

Dopo la grande paura scatenata sui mercati dalla notizia che il dato sull’inflazione anche se per poco non aveva soddisfatto le attese degli analisti generando una grande volatilità prima al ribasso e poi in recupero i future perpetui hanno dimostrato correlazione in tutti i lati del globo.

I dati sul settore delle criptovalute

Binance, la grande piattaforma di exchange crypto a seguito delle posizioni chiuse per le grandi variazioni di prezzo (salvare il salvabile) ha registrato un calo di 7,5k BTC, mentre OKX forse passando alla cassa della novità ha aumentato i propri volumi in controtendenza all’andamento delle altre piattaforme di scambio di valute virtuali.

Un calo dei contratti aperti di più di 100.000 ETH in contemporanea ad un aumento minimo degli scambi, hanno visto schizzare in alto i future su ETH su Binance che registra anche un aumento senza precedenti del volume spot di BTC a seguito della cancellazione delle commissioni di trading per 13 coppie di BTC a luglio.

Mentre la dominance di BTC cresce senza sosta e ragionevolmente dopo la temporanea ombra causata dall’Hype per il Merge di Ethereum, i volumi medi giornalieri dei prodotti di investimento collegati a Bitcoin sono scesi in ottobre a causa del calo della domanda istituzionale di asset rischiosi.

Grayscale Bitcoin Trust (GBTC), ad esempio, ha visto il calo più forte mai registrato per quanto riguarda i volumi degli scambi passando da circa 400 milioni di dollari a gennaio a circa 30 milioni di dollari la scorsa settimana e la tendenza rimane la stessa se si guarda gli Asset Under Management (AUM) di GBTC scesi addirittura del 60% da gennaio 2022 così come lo sconto sul NAV che ha toccato il 37%.

Anche i volumi giornalieri del primo ETF BTC futures con sede negli Stati Uniti – ProShares Bitcoin Strategy (BITO) che è stato il primo ETF sui futures di BTC negli States, è calato tra i 40 e gli 80 milioni di dollari americani.

Lo Short ProShares Bitcoin ETF (BITI) invece seppure vanta di essere un prodotto nuovo e con maggiore appeal almeno in questa fase permette di scommettere contro la criptovaluta, ma nonostante questo resta poco opzionato con volumi medi che si aggira sui 26 milioni di dollari giornalieri e un AUM sui 90 milioni di dollari che seppur sia aumentato del 30% non ha confermato le attese.

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