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ISIS vuole finanziarsi con i NFT? | Una bufala da “analisti che analizzano” poco

7 Sep, 20224 min readNFT
ISIS vuole finanziarsi con i NFT? | Una bufala da “analisti che analizzano” poco

Una controversa vicenda a base NFT riconducibile allo Stato Islamico sta tenendo banco tra le pagine politiche della stampa internazionale. Stando a quanto riportato dal Wall Street Journal, l’organizzazione afgana ha fatto circolare su OpenSea dei Non Fungible Token che incitano alla violenza e che avrebbero rivendicato degli attentati.

Asset utilizzati secondo alcuni esperti di sicurezza per diffondere messaggi a matrice terrorista e finanziare nuove sanguinose operazioni. Ennesimo trampolino di lancio per illazioni nei confronti di un comparto che però, come gli sviluppi della vicenda in questione confermano, ha sempre troncato sul nascere potenziali assist al terrorismo.

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ISIS si vuole finanziare con i NFT, anche se….

La notizia non va presa alla leggera, e allo stesso tempo non dovrebbe fare da rampa di lancio per quelle che ci suonano come illazioni, posizione sulla quale saremo ben lieti di ricrederci se smentiti da chiarimenti in merito. Dichiarazioni che però arrivano da importanti organizzazioni centrali: era solo una questione di tempo è una frase riconducibile a Yaya Fanusie, ex analista su economia e terrorismo CIA e pubblicata dal Wall Street Journal in una recente intervista.

E non stiamo parlando del primo che passa per strada: il suo profilo Twitter lo vuole ex analista della CIA, esperto di criptovalute/sicurezza nazionale, oltre che collaboratore di Forbes. Attualmente ricopre l’incarico di Adjunct Senior Fellow presso il Center for a New American Security (CNAS), e nel 2009 è stato per tre mesi in Afghanistan, prestando la sua opera agli alti funzionari militari dispiegati in loco.

Funzionari che hanno in seguito abbandonato l’area di concerto con l’esercito americano, lasciando il Paese in un caos annunciato. Da quando l’Afghanistan è conteso tra Stato Islamico e talebani, la situazione è sotto gli occhi di tutti.

Una lunga scia di violenze perpetrate nel mondo reale così come sui media, e che ha visto nella blockchain l’ennesimo canale di comunicazione. Uno tra i tanti. Le piattaforme sulle quali sono comparsi tre NFT riconducibili allo Stato Islamico sono state OpenSea, Rarible e IPFS

Di quali NFT parliamo

Il primo NFT diffonde la notizia di un attacco terroristico nei confronti dell’opposta fazione, e racconta con fanatismo religioso l’uccisione di quattro talebani e il ferimento di altri tre. Il secondo conterrebbe istruzioni su come fabbricare esplosivi in casa, mentre il terzo inciterebbe all’utilizzo di un particolare bastoncino per l’igiene orale, scoraggiando contemporaneamente l’uso di tabacco.

La sostanza è vietate dalle leggi locali, con lo Stato Islamico che puniva con sanzioni e frustate i trasgressori, salvo poi finanziare le proprie violente attività col contrabbando di sigarette. Vicende controverse, sulle quali è difficile entrare nel merito, vuoi per scarsità di informazioni ufficiali vuoi per evidenti distanze culturali che ci impediscono una visione chiara e oggettiva degli eventi.

Quello che risulta lampante invece è altro, e cioè la posizione di OpenSea a riguardo, che avrebbe prontamente eliminato i Non Fungible Token dalla sua piattaforma, stroncando sul nascere illazioni che vorrebbero il comparto fiancheggiare anche se indirettamente i terroristi. Una delle velate accuse vuole che in questo modo lo Stato Islamico starebbe cercando di finanziarsi, ma va riportato a onor di cronaca che i NFT in questione sono stati pubblicati gratuitamente.

Segnale del fatto che in realtà il mondo dei marketplace NFT è decisamente più che controllato anche in termini di rimozione di determinati contenuti, cosa che invece risulta spesso molto più difficoltosa sulle piattaforme Web2. Per ISIS e compagnia, finanziarsi tramite NFT sarà durissima, per non dire impossibile.

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