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Federal Reserve (Fed): aumento dei tassi di 75 basis point

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Federal Reserve (Fed): aumento dei tassi di 75 basis point

La Federal Reserve (Fed) nella conferenza di ieri ha sancito l’ennesimo rialzo dei tassi da 75 punti base che porta in totale i tassi al 4%.

Attese confermate dalle Federal Reserve (Fed) nella speranza di una fase di mantenimento inalterato dei tassi

La politica monetaria aggressiva fatta di rialzi dei tassi tout court vedrà la fine ma parafrasando un discorso del film più premiato della storia del cinema “Non è questo il giorno”.

Questo incipit potrebbe essere la degna descrizione di quanto accaduto ieri sera quando la Federal Reserve americana ha fatto uscire il dato tanto atteso sui tassi, +75 punti base anche questa volta portando da marzo ad oggi in soli otto mesi il totale a 400 punti base.

Il quarto rialzo consecutivo da inizio anno segna un record nella storia americana.

Settembre aveva regalato un buon dato sull’inflazione degli Stati Uniti che era scesa a 8,2% seguendo il trend delle ultime rilevazioni.

Nonostante l’attesa fosse per un 8,1% la notizia era stata presa comunque di buon occhio dal mercato proprio in virtù di quel trend di cui parlavamo sopra (6,6% il dato core meno energia e beni alimentari).

La Fed dichiara:

“anticipa che gli attuali rialzi saranno appropriati per raggiungere una politica monetaria sufficientemente restrittiva per riportare l’inflazione al 2%. Nel determinare i futuri aumenti si terrà in considerazione la complessiva stretta della politica monetaria, i ritardi con cui la politica monetaria ha effetto sull’attività economica e l’inflazione e gli sviluppi economici e finanziari”.

Karine Jean-Pierre, portavoce della Casa Bianca aveva rassicurato i mercati prima dell’uscita del dato sui tassi dichiarando:

“La Fed è un’agenzia indipendente e il Presidente è convinto che abbia le migliori politiche monetarie per affrontare l’inflazione”.

Tuttavia la posizione della Federal Reserve (Fed) è più rassicurante di quella spiegata a parole dal suo presidente che mette in guardia i mercati.

Jerome Powell fredda subito gli entusiasmi entrando diretto sull’argomento con una puntualizzazione, i tassi d’interesse dovranno salire ancora un po’ per riportare l’inflazione a livelli ottimali, ma più si potrà vivere una fase di stallo in cui non ci saranno variazioni salvo poi tornare gradualmente alla normalità:

“È molto prematuro pensare ora a quando fermare i rialzi dei tassi d’interesse. La velocità dei rialzi ora è meno importante. Più importante del passo dei rialzi è il livello a cui devono salire i tassi”.

I dati sul lavoro non bastano a salvare Wall Street

La Borsa americana accusa male le parole di Powell con una pessima chiusura che vede in perdita tutti i principali indici di mercato.

Powell ritiene prematura una frenata sul rialzo dei tassi e il mercato non ci sta, lo Standard & Poor 500 perde il 2,5% a 3.759,69 punti mentre il Nasdaq lascia sul campo il 3,36% a 10.524,80 punti, non se la passa meglio il Dow Jones che perde l’1,55% a 32.147,76 punti.

Secondo il rapporto mensile redatto da Automatic Data Processing (Adp), il lavoro gode di buona salute, nell’ultimo mese sono stati creati 239.000 posti di lavoro in più contro le previsioni che davano i posti in rialzo di meno di 200.000 unità.

Con i posti di lavoro crescono anche i salari con un balzo del 7,7% su base annuale, in lieve calo (0,1% rispetto al mese precedente).

Uno sguardo all’Europa

A latere dell’aumento dei tassi anche da parte della Banca Centrale Europea di 75 punti base la Lagarde ha commentato che:

“È vero che la probabilità di una recessione è aumentata e l’incertezza rimane alta”.

Lasciando presagire che il tempo della tranquillità è ancora lungi dal venire.

Nel mese di ottobre l’indice Pmi per ben quattro mesi di fila ha fatto registrare performance sotto le aspettative specialmente nel comparto manifatturiero.

L’importante contrazione del settore pmi ci riporta ai minimi di maggio di due anni fa a 46,4, da 48.4 di settembre.

In Italia, il dato si ferma a 46,5 punti da 48,3, in Germania invece l’indice scende a 45,1.

Giù Ferrari (RACE) che nonostante un’ottima trimestrale non viene premiata dal mercato poiché gli analisti si aspettavano molto di più.

Nello specifico il cavallino rampante ha ottenuto un utile netto del +10% nel Q3 a 228 milioni di euro e ricavi per 1,25 miliardi, saliti del 18,7% in rialzo anche la guidance ma tutto questo non è bastato.

Banca Mps, in Italia nonostante sia fuori dal paniere principale recupera e si porta sotto i 2 euro per azione.

Amsterdam segna un rialzo sul gas: il prezzo cresce a quota 126 euro al MWh e gli stoccaggi di gas italiani superano la quota del 95%, ampiamente sopra il target del 90% posto dal governo.

Anche lo Spread (differenziale di rendimento tra il BTp decennale benchmark (ISIN IT0005494239) e il titolo tedesco omologo) tocca 216 punti base, in aumento di 4 cent.

Aumenta anche il BTP decennale che ha segnato 4,30%, dal 4,26% dell’ultima rilevazione.

Il resto del mondo frena

In Australia e Canada la politica monetaria allenta la presa alzando i tassi di 25 punti base come previsto, preferendo andare piano con il costo del denaro per gli effetti che può avere sull’economia reale.

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