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Il 40% degli utenti sul Web3 è composto da bot: tre consigli per non essere ingannati

1 Sep, 20225 min readOther
Il 40% degli utenti sul Web3 è composto da bot: tre consigli per non essere ingannati

A febbraio 2021, il settore delle applicazioni decentralizzate ha superato i 40 miliardi di dollari di depositi su smart contract; oggi tale cifra si attesta sui 59 miliardi. Ciò significa che il denaro continua a fluire in questa industria.

Secondo un report di Dove Metrics e Messari, nel primo semestre del 2022 l'industria delle criptovalute ha raccolto complessivamente 30,3 miliardi di dollari. Una cifra potenzialmente di gran lunga superiore ai 30,2 miliardi visti durante l'intero 2021. Escludendo i 10,2 miliardi di dollari di finanziamenti raccolti dal settore della finanza centralizzata, circa 20 miliardi sono stati investiti in DApp, NFT e infrastrutture Web3.

Ci si potrebbe chiedere quanto di questo denaro sia stato effettivamente impiegato o reinvestito in iniziative di proprietà degli stessi gruppi di investimento: vi sono infatti modi per gonfiare tali cifre senza infrangere alcuna regolamentazione. Ciononostante, è innegabile che il flusso di denaro verso il settore delle applicazioni decentralizzate sia in crescita.

Vi sono anche dubbi sull'effettivo numero di utenti attivi sulle DApp. Quali strumenti possono utilizzare i piccoli investitori per rilevare un'attività gonfiata artificialmente? Almeno tre: utenti attivi, coinvolgimento della comunità e liquidità.

Il numero di utenti attivi non è un buon indicatore di popolarità

La maggior parte delle reti Proof of Stake (PoS) addebita costi di registrazione minimi, molte sono persino gratuite. Questo porta a numerosi indirizzi attivi "falsi" che interagiscono le DApp per farle sembrare più appetibili agli occhi degli utenti.

Filtrare le classifiche delle DApp in base al numero di utenti mostra dati sbalorditivi, specialmente su reti come Tron, WAX, Flow, EOS e Thundercore. Alcune applicazioni sostengono infatti di avere utenti più attivi rispetto ai leader del settore come OpenSea, Uniswap e Axie Infinity.

Levan Kvirkvelia, il co-fondatore di Jugger, un servizio per la prevenzione dei bot sul Web3, ha analizzato oltre 60 giochi e DApp e ha scoperto che il 40% dell'utenza attiva è in realtà composto da bot automatizzati, oppure da singole entità che controllano più account:

"Dopo aver analizzato oltre 60 giochi e servizi, abbiamo trovato 200.000 bot. In media, l'utenza dei giochi sul Web3 è composta al 40% da bot."

after analyzing 60+ games and services, we found 200 000 bots. on average, every web3 game has 40% bots.link to the database with the results at the end of a thread — Levan (@LevanKvirkvelia) August 29, 2022

In alcuni casi, come il gioco AnRKey X sulla rete Polygon, il rapporto tra bot e reali utenti era dell'84%! La ricerca di Kvirkvelia dimostra pertanto che non bisognerebbe prendere in esame soltanto il numero di utenti per valutare la popolarità di un progetto.

Fingere il coinvolgimento della community non è semplice

Un importante segnale a cui prestare attenzione è il coinvolgimento della community sui social network, anche se il parametro Daily Active Users (DAU) risulta all'apparenza molto alto. Ad oggi, i bot non sono abbastanza sofisticati per contribuire in maniera significativa e coerente alle discussioni.

Effettuare una simile ricerca è molto semplice, bastano appena una decina di minuti: bisogna soltanto accedere a uno dei gruppi ufficiali del progetto e leggere gli ultimi 40-60 messaggi. Ci sono domande reali e dibattiti costruttivi da parte della community, oppure la maggior parte dell'attività proviene da bot e amministratori?

La medesima strategia può essere adottata per valutare le pagini ufficiali Twitter, Twitch, YouTube o Instagram del progetto. Quest'analisi qualitativa dei dati dovrebbe fornire una valutazione molto più accurata rispetto al numero di indirizzi attivi sulla blockchain o di "mi piace" sui social.

Come rilevare una liquidità gonfiata artificialmente?

Che ci crediate o no, alcuni market maker offrono liquidità in cambio di token. Previo pagamento di una commissione, possono mantenere costantemente offerte d'acquisto e vendita su tutti i principali exchange, spostando il prezzo tramite algoritmi basati sul flusso degli ordini.

Vi sono delle piccole differenze, in termini soprattutto di volumi e profondità dell'order book, fra un'attività di trading finta e una reale. Per esempio, analizzare la profondità del 2% di offer e bid rappresenta un ottimo metodo per evitare token illiquidi.

Notare ad esempio come il token UFO Gaming detenga una quantità di bid irragionevolmente bassa rispetto al suo volume di trading giornaliero. La domanda aggregata da parte degli acquirenti è inferiore del 2% rispetto all'ultimo trade, e di appena il 0,6% rispetto al volume di trading riportato.

Sebbene usufruire dei servizi di un market maker sia solitamente una cosa positiva, in quanto incoraggia gli utenti a scambiare attivamente il token, questo non si traduce automaticamente un volumi elevati.

Questo esempio mostra invece il token Orchid Protocol che, nonostante sia quotato su Binance, Coinbase, Kraken e Kucoin, ha accumulato un volume di trading giornaliero di appena 675.000$. Questo fa sì che la profondità del 2% dell'order book oscilli fra il 9% e il 47% dell'attività di trading giornaliera: cifre alquanto bizzarre.

Gli investitori dovrebbero inoltre essere consapevoli del fatto che venture capitalist e market maker stanno diventando sempre più abili nel nascondere le loro manipolazioni. Ad esempio, trovare una moneta tra le prime 200 su Binance con un rapporto distorto fra volume giornaliero e profondità dell'order book è quasi impossibile.

Per concludere, trader e investitori non dovrebbero farsi trarre in inganno dai parametri DAU delle DApp. Un'analisi qualitativa degli account social e GitHub di un progetto è un ottimo modo per determinare la sua reale popolarità.

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