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La contea di Miami Dade CONTRO FTX | Mancano svariati milioni…

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La contea di Miami Dade CONTRO FTX | Mancano svariati milioni…

Il crack di FTX ha innescato un contagio che colpirà anche il mondo della cosiddetta economia reale e in particolare quella sportiva, a causa di importanti accordi di sponsorizzazione che il gruppo aveva stretto un po’ ovunque. Tra i più conosciuti (e per taluni con un pizzico di megalomania) gli accordi di naming per l’arena dove i Miami Heat giocano le loro partite casalinghe. Arena che era appunto diventata la FTX Arena, in uno degli spot più visibili della città.

Ora Miami-Dade, la contea dove insiste l’arena, si trova con altri 19 anni di contratto da onorare, pagamenti che con ogni probabilità non arriveranno più e con una grossa gatta da pelare, dato che a creare ulteriori ostacoli c’è l’avvio della procedura ex Chapter 11. Un duro colpo per le sponsorizzazioni del mondo cripto, che a causa di questo fallimento dovranno lavorare duro per recuperare la credibilità perduta come industria.

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La contea di Miami-Dade tra le più colpite dal crack di FTX

Tra questi la contea di Miami-Dade, che è proprietaria della FTX Arena, palazzetto dello sport dove giocano le partite di casa i Miami Heat. Palazzetto che, come è desumibile dal nome, era oggetto di un ricco contratto di sponsorizzazione del quale ora, probabilmente, non se ne farà più nulla. Ma i problemi non sono limitati a questo.

La contea di Miami-Dade dovrebbe infatti ricevere a gennaio una parte del pagamento, ovvero 5,5 milioni di dollari, che con ogni probabilità avrà difficoltà a riscuotere. E secondo quanto riporta NPR, da contratto avrebbe diritto almeno ad altri tre anni di pagamento. Tutto questo mentre almeno sull’ingresso dell’Arena campeggerebbe ancora il logo di FTX.

Una situazione complessa, difficile da gestire perché concomitante con il Chapter 11 che sta cercando di valutare asset e esposizioni del gruppo prossimo al fallimento e perché di denari, nelle casse di FTX, ne sarebbero rimasti davvero pochi. La contea ha denunciato la situazione chiedendo in concomitanza i 17 milioni che le spetterebbero per i danni, comunque poca cosa rispetto ai complessivi 135 milioni dell’accordo.

Un duro colpo per la reputazione dell’intera industria

Difficile pensare che da oggi in poi quando si farà avanti uno sponsor crypto non ci siano dei ripensamenti o la richiesta di ulteriori garanzie. Un danno che gli altri exchange non meritavano e che però deve spingere tutti i partecipanti a chiedere maggiore trasparenza verso gli operatori del settore. Perché come diceva un antico adagio, se Atene piange, Sparta non ride.

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