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Come minare Bitcoin nel 2022

13 Nov, 20227 min readBitcoin
Come minare Bitcoin nel 2022

Minare Bitcoin significa estrarre dei codici, chiamati hash, per confermare i nuovi blocchi da aggiungere alla blockchain: vediamo come fare.

Ogni circa 10 minuti viene aggiunto un nuovo blocco alla blockchain di Bitcoin, ma per essere effettivamente aggiunto, ovvero concatenato con il precedente, deve essere convalidato con un apposito codice. Questo codice viene chiamato hash, e viene praticamente indovinato estraendo a caso moltissimi hash fino a che non si trova quello giusto.

Minare Bitcoin: come si fa e a cosa serve

Questa attività di mining è fondamentale per Bitcoin perché tutte le transazioni che devono essere registrate sulla blockchain pubblica devono per forza essere inserite in un blocco confermato.

Quindi di fatto chi fa mining convalida le transazioni, e senza il loro lavoro non ci sarebbero transazioni convalidate, e quindi confermate, sulla blockchain.

Proprio perché questa attività è così importante, il protocollo Bitcoin prevede che venga ben remunerata.

Per ogni nuovo blocco attualmente vengono messi in palio 6,25 BTC, pari a circa 100.000 dollari, che vengono assegnati al miner che riesce a confermare il blocco estraendo l’hash corretto.

Questa cifra in realtà dimezza ogni circa 4 anni, ed il prossimo dimezzamento avverrà nella primavera del 2024.

Come competere per minare Bitcoin

Come si può facilmente comprendere, si tratta a tutti gli effetti di una competizione, perché tale premio viene incassato sempre e soltanto dal primo miner che trova l’hash di convalida.

Visto che tali hash vengono estratti casualmente, chi riesce ad estrarne di più ha maggiori probabilità di trovare quello giusto che convalida il blocco, ed incassare così il premio.

Questa competizione inizia nuovamente ogni circa 10 minuti, perchè non appena viene convalidato un blocco si inizia ad estrarre gli hash per cercare di convalidare il successivo, uno alla volta.

Va tuttavia aggiunto che il miner che convalida un blocco incassa anche tutte le fee pagate dei mittenti delle transazioni inserite nel blocco stesso.

Come si fa a minare Bitcoin

Quindi per minare Bitcoin bisogna dotarsi di macchine in grado di estrarre quanti più hash possibili.

Tali macchine sono disponibili sul mercato, anche se hanno costi per nulla contenuti.

Si chiamano ASIC, ovvero Application Specific Integrated Circuit (circuiti integrati per applicazioni specifiche), e fanno solo un’unica cosa: estraggono hash.

Un tempo si potevano usare anche le semplici CPU dei computer, o al massimo delle schede grafiche particolarmente potenti, ma da diversi anni ormai questi strumenti non sono più competitivi.

Infatti, il punto chiave è proprio la competizione. Chi fa mining utilizzando macchine poco potenti, come le CPU dei computer o le schede grafiche, riesce ad estrarre solo un numero limitato di hash, riducendo così di moltissimo le probabilità di riuscire a confermare un blocco.

Anzi, a dire il vero al giorno d’oggi solo chi utilizza ASIC possiede sufficiente potenza di calcolo per essere competitivo nel tentativo di riuscire a confermare un blocco ed incassare il premio. Gli altri finiscono per non incassare mai nulla.

Cosa sono le mining pool

Il problema è che al mondo ci sono alcuni miner che hanno così tanti ASIC sincronizzati, ovvero che lavorano in parallelo alla ricerca del singolo hash che convalida un blocco, che non risulta possibile competere con loro se si possiedono solo poche macchine.

Per questo motivo molti piccoli miner si coordinano tra di loro mettendo insieme la potenza di calcolo delle loro macchine, ed agendo come fossero un unico grande miner, ma composto da tanti piccoli miner.

Queste organizzazioni si chiamano pool, e ve ne sono diverse. Un singolo miner con poche macchine non può competere con i grandi miner, ma le pool sono abbastanza grandi da poterlo fare.

Questo significa che esistono due modi per minare Bitcoin.

Il primo è farlo da soli, investendo enormi cifre per acquistare molte macchine ASIC, a prezzi per nulla contenuti.

Il secondo è partecipare ad una pool e dividere con gli altri partecipanti l’eventuale premio vinto qualora si riuscisse a minare qualche blocco.

I guadagni derivanti dalle attività di mining

Il punto chiave, però, è un altro.

Infatti, questa attività ha dei costi, e per poterci guadagnare i ricavi devono essere superiori a tali costi.

A parte il costo iniziale di acquisto delle macchine, queste consumano enormi quantità di energia elettrica. Chi è costretto a pagare l’elettricità a prezzi elevati rischia di avere costi così alti da non riuscire comunque a guadagnare.

Guadagnano di più o coloro che riescono a pagare poco l’energia elettrica, oppure coloro che hanno a disposizione elettricità gratuita.

Inoltre, i ricavi non sono affatto fissi, né tantomeno garantiti. Il mining è un’attività ad alto rischio, la cui difficoltà inoltre varia nel corso del tempo.

La difficulty: che cos’è e a cosa serve

Per assicurarsi che più o meno venga sempre minato un blocco ogni circa 10 minuti, il protocollo Bitcoin prevede una volta ogni circa due settimane l’aggiornamento della cosiddetta difficulty.

La difficulty non è altro che, per l’appunto, la difficoltà con cui è possibile trovare l’hash giusto che conferma un blocco estraendoli a caso.

Quando aumenta la potenza di calcolo allocata in totale in tutto il mondo sul mining di Bitcoin, il tempo medio necessario per estrarre l’hash giusto diminuisce. A quel punto la difficulty aumenta in modo da riportare la durata media di questo processo a 10 minuti.

Ovviamente avviene anche il contrario, ovvero se la potenza di calcolo scende allora scende anche la difficulty.

Quindi, ci sarà sempre e soltanto un nuovo blocco da minare ogni circa 10 minuti, a prescindere da quanta potenza di calcolo verrà utilizzata, che sia molta, o che sia poca.

Ovviamente quando aumenta la difficulty aumenta anche il consumo di elettricità, e quindi i costi. Invece il premio rimane invariato, quindi oltre un certo livello di costi i miner smettono di aggiungere potenza di calcolo. Vale anche il contrario, ovvero se la difficulty diminuisce si riducono anche i consumi ed i costi.

La potenza di calcolo allocata sul mining di Bitcoin in gergo tecnico viene chiamata hashrate.

La profittabilità dei miner

Nessuno sa di preciso quanta potenza di calcolo sia allocata complessivamente su Bitcoin, ma esistono delle stime a posteriori che dipendono dalla difficulty e dal tempo medio di conferma di un blocco, detto block-time.

Esistono anche delle stime della profittabilità del mining di Bitcoin.

Ad esempio, ultimamente in media per ogni Th/s di hashrate si riescono ad incassare circa 0,048$ al giorno, se si partecipa ad una pool efficace o si mina da soli con un impianto ben ottimizzato. Il problema, però, è il costo dell’energia elettrica, che può cambiare molto. Quindi, chiunque volesse investire dei fondi per acquistare macchine per minare BTC dovrebbe sempre fare i conti anche con il costo che sarà costretto a pagare per l’elettricità da queste consumata.

Esistono anche dei siti web che consentono di calcolare delle prime stime di massima inserendo i propri dati specifici, al posto che fare affidamento sulle stime generiche che spesso differiscono dai dati reali dei singoli miner.

Va detto che, dato che gli incassi del mining di Bitcoin sono sempre e soltanto in BTC, sulla profittabilità incide molto anche il valore di mercato di BTC, perché se questo scende di fatto si guadagna meno.

Ormai il mining di Bitcoin è diventata un’attività così difficile da fare con successo, e così costosa, che di fatto riescono a guadagnarci solo i professionisti del settore. Per i privati cittadini che lo fanno come hobby da tempo le probabilità di riuscire a farlo con successo sono davvero molto limitate.

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