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Chainalysis mette in luce dove i portafogli più esposti alle crypto sono in tendenza

15 Sep, 20225 min readOther
Chainalysis mette in luce dove i portafogli più esposti alle crypto sono in tendenza

Il Global Crypto Adoption Index è uno dei rapporti più attesi dagli addetti ai lavori per quanto riguarda gli sforzi di Chainalysis, parliamo della classifica dei primi 20 Paesi con il tasso di adozione di criptovalute maggiore tra un totale di 146 per i quali sono stati presi i dati.

Chainylysis: il mondo sempre più informato sulle crypto

A seguito del rapporto della scorsa settimana relativo alla diffusione delle crypto nel mondo e alla percezione che hanno le persone di questo mercato, arriva un nuovo lavoro a far luce su questo asset e i dati che porta in dote sono degni di nota.

La percezione è che il mondo sia sempre più consapevole di cosa siano le criptovalute e del potenziale che abbiano, un potenziale pronto ad esplodere da un momento all’altro, magari quando inflazione e bear market volgeranno al termine o forse prima per accelerare la fine.

Il rapporto è il prequel di un lavoro più ampio fatto nella stessa maniera ma questa volta su tutti i Paesi del globo, il Geography of Cryptocurrency Report 2022.

Questo documento costituisce una vera e propria pietra miliare per avere una percezione di come nel mondo gli investitori entrino più o meno pesantemente nel mercato delle valute digitali e fondamentale per capire dove è come agire per rendere le persone sempre più consapevoli e interessate.

Chainalysis mira a evidenziare il rapporto di adozione ed utilizzo delle criptovalute in tutto il mondo per offrire uno strumento importante sui flussi e sull’apertura delle varie popolazioni a questo mondo oltre a fare emergere quante persone investono la quota maggiore della propria ricchezza in valute digitali.

L’obiettivo dell’indice, che è proprio misurare dove la maggior parte delle persone stia investendo la maggior parte del proprio capitale, riguarda 146 Paesi sparsi nel mondo e possiede un’accuratezza riconosciuta dagli stessi esperti che verificano i dati.

I professionisti oggetto di intervista, interrogati sul rapporto hanno sostenuto che questo indice corrisponde alle loro percezioni dei mercati in cui operano, dando una forte iniezione di fiducia nel metodo adottato e nell’affidabilità del contenuto.

Punti cardine delle ricerca eseguita

La ricerca verte principalmente su cinque punti cardine che sono i seguenti:

  • Valore della criptovaluta on-chain ricevuto negli scambi centralizzati, ponderato in base alla parità del potere d’acquisto (PPP) pro capite;
  • valore al dettaglio on-chain ricevuto presso borse centralizzate, ponderato per PPP pro capite;
  • volume degli scambi peer-to-peer (P2P), ponderato per PPP pro capite e numero di utenti Internet;
  • valore della criptovaluta on-chain ricevuto dai protocolli DeFi, ponderato per PPP pro capite;
  • valore al dettaglio on-chain ricevuto dai protocolli DeFi, ponderato per PPP pro capite.
  • Quest’anno, rispetto alle ricerche eseguite nei precedenti due anni di cui abbiamo uno storico, sono stati inseriti altri indici basati sul volume delle transazioni della finanza decentralizzata e la modifica di altri due indici per includere solo il volume delle transazioni associato ai servizi centralizzati così da far emergere i paesi all’avanguardia nella DeFi e affrontare la questione dell’inflazione e del volume delle transazioni guidata da questa.

    La Banca Mondiale fa una divisione dei paesi in base a quattro macro insiemi limitatamente ai volumi di reddito e allo sviluppo economico generale:

  • reddito alto
  • reddito medio-alto
  • reddito medio-basso
  • reddito basso.
  • Con questa divisione si riesce a scoprire che le due categorie centrali emergono in maniera forte nella parte superiore dell’indice.

    Dieci dei primi venti paesi in classifica sono a reddito medio-basso: Vietnam, Filippine, Ucraina, India, Pakistan, Nigeria, Marocco, Nepal, Kenya e Indonesia

    Otto paesi sono a reddito medio-alto: Brasile, Thailandia, Russia, Cina, Turchia, Argentina, Colombia ed Ecuador mentre solo due sono a reddito alto e sono gli Stati Uniti d’America e il Regno Unito recentemente colpito dal lutto della Regina Elisabetta II.

    Le fasce di reddito medio-bassa e medio-alta utilizzano solitamente Bitcoin, Ethereum e le altre criptovalute al fine di inviare rimesse o accumulare i propri risparmi in tempi di volatilità della valuta come quello in cui stiamo vivendo e soddisfare altre necessità finanziarie delle proprie economie.

    Con grande sorpresa, nonostante vi fossero alcuni segnali già dal 2021 il piccolo Vietnam si classifica al primo posto nell’adozione di Crypto per il suo potere d’acquisto davvero molto grande e la varietà di strumenti di criptovaluta centralizzati, DeFi e P2P presenti sul territorio.

    Gli Stati Uniti d’America sono saliti dall’ottavo al quinto posto nonostante siano tra i paesi che utilizzano le Crypto quello più grande in termini di volumi.

    L’utilizzo dello scambio P2P tende ad essere più elevato nei Paesi con basso potere d’acquisto.

    Gli Stati Uniti d’America sono di gran lunga il paese tra quelli dei mercati sviluppati con il punteggio più alto nell’indice e uno dei due soli a rientrare tra i primi 20 insieme al Regno Unito mentre, la Cina è rientrata quest’anno tra i primi 10 paesi del mondo nonostante da settembre 2021 il governo abbia dato l’ennesimo giro di vita che affossa l’asset nel dragone.

    La Cina che è sempre stata (così come la Russia) altalenante sull’adozione o meno del Bitcoin e dei suoi simili dallo scorso anno è tornata avversa al mercato e questo nonostante tutto sembra non essere stato sufficiente a mettere un freno alla crescita di volumi e transazioni in crypto sul suo territorio.

    Grazie all’utilizzo dei servizi centralizzati, il Dragone strappa il secondo posto assoluto per volume di transazioni in relazione al potere d’acquisto individuale, nonostante appunto questa forte repressione perpetrata nuovamente dal governo di Pechino.

    Nonostante il mercato ribassista, è importante sottolineare che l’impiego complessivo delle criptovalute e nei suoi strumenti finanziari si attesta al di sopra dei livelli di mercato pre-rialzo del 2019 apparentemente senza battute di arresto all’orizzonte.

    Un fenomeno che fa ben sperare è stato indicato nel fatto che una massa critica importante di nuovi utenti che investono il proprio capitale nelle valute digitali durante i periodi di crescita dei prezzi, tende comunque a rimanere nel mercato anche quando i prezzi diminuiscono e rendono il mercato meno appetibile per alcuni.

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