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Bitcoin e tassi FED | I mercati hanno scontato già il “peggior scenario”

7 d ago5 min readBitcoin
Bitcoin e tassi FED | I mercati hanno scontato già il “peggior scenario”

La questione dei tassi di interesse fissati da Fed continua a dominare il mercato e continuerà con ogni probabilità a farlo per tutto il 2022. Tassi che stanno causando difficoltà importanti anche al mondo delle azioni e non solo a quello delle cripto.

Fare il punto della situazione mentre l’incertezza regna ancora sovrana sui mercati è più che indicato, soprattutto dopo una sessione asiatica non entusiasmante e oscillazioni di prezzo importanti anche sul breve e sul brevissimo periodo. Con un’indagine di Reuters che ci permette di fare una sorta di punto della situazione.

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Indice pagina

  • 1 .Per Reuters i mercati hanno già scontato rialzi importanti
  • 1.1 .FED ha già preannunciato che sarà reattiva, più che propositiva
  • 1.2 .Di cosa farà l’Europa interessa poco o niente ai mercati
  • 1.3 .Saranno ancora questi dati a dominare i mercati
  • 1.4 .Per il lungo periodo chi ha un PAC dovrebbe rimanere tranquillo
  • Per Reuters i mercati hanno già scontato rialzi importanti

    Ovvero rialzi dei tassi di interesse di riferimento che FED dovrebbe imporre a luglio e poi in settembre. Secondo l’indagine condotta da Reuters gli operatori di mercato si aspetterebbero infatti 75 punti base il prossimo mese e poi 50 punti base sul finire dell’estate. Se questo fosse confermato, i mercati avrebbero già scontato quelli che sono ritenuti all’unanimità dei movimenti molto aggressivi o per dirla all’americana hawkish.

    Il che sarebbe una buona notizia: i mercati avrebbero infatti già scontato il peggior scenario possibile e qualunque tipo di notizia dovesse arrivare dalla Federal Reserve non dovrebbe innescare ulteriori scossoni, né su Bitcoin né sul resto del comparto. Possiamo tirare un respiro di sollievo? A nostro avviso ci sono altri punti di cui tenere considerazione prima di prendere una decisione su come orientarsi per le prossime settimane.

    FED ha già preannunciato che sarà reattiva, più che propositiva

    Una formula che vuol dire in soldoni che saranno i dati sull’inflazione a governare le prossime mosse di FED. Non abbiamo motivo di non credere a questa strategia, dato che è quanto si è verificato già in giugno. Fino a 48 prima dall’annuncio tutti si aspettavano infatti un rialzo di 50 punti base, che poi è stato effettivamente di 75 punti base a causa di pessimi dati sull’inflazione.

    Un’inflazione che, questo è il mantra nuovo delle banche centrali di tutto il mondo, sembrerebbe essere molto lontana dall’essere domata. E questo potrebbe aprire ad ulteriori scenari di incertezza per le prossime mosse delle banche centrali, con in testa FED. Prima di essere certi pertanto di quanto farà FED sarà il caso di vedere come continuerà a comportarsi l’inflazione. Inflazione che dipende in larga parte, per stessa ammissione di Jerome Powell di FED, da questioni che sono al di fuori del controllo della banca centrale USA.

    Di cosa farà l’Europa interessa poco o niente ai mercati

    E questa è una pessima notizia per la rilevanza del nostro continente. Fino ad oggi però le mosse di BCE hanno avuto un impatto molto limitato sui mercati finanziari di azioni e criptovalute. La principale preoccupazione di Francoforte è evitare che debiti pubblici come quello italiano diventino insostenibili.

    Una posizione molto più difficile rispetto a quella di Federal Reserve, con questa che può fondamentalmente occuparsi soltanto di quanto attiene al suo mandato, ovvero massima occupazione a fronte di stabilità dei prezzi.

    Christine Lagarde ha gatte da pelare ben più ostiche: non si può giocare con i tassi in modo libero e al tempo stesso ignorare la situazione di certi paesi, che potrebbero non sopportare rialzi troppo repentini. Si starebbe preparando una sorta di scudo anti-spread, che però nei dettagli non è stato ancora comunicato, suscitando più di qualche perplessità tra i commentatori.

    Sta di fatto che almeno per ora i mercati sembrerebbero aver creduto ad un ennesimo “whatever it takes”. Ma per chi investe in cripto, a meno di un crack a catena in Europa, questo dovrebbe interessare meno di zero.

    Saranno ancora questi dati a dominare i mercati

    A meno di un decoupling, ovvero di una separazione netta tra l’andamento dell’azionario di rischio e il mondo di Bitcoin e criptovalute, ci sarà ancora da seguire l’andamento dell’inflazione.

    Inflazione che è l’enorme prezzo da pagare per chi ha stampato denaro senza soluzione di continuità e ora si trova a far fronte anche a problemi enormi nelle supply chain e nel mercato dell’energia. La situazione, checché ne dica la ripresa in termini di prezzo, continua ad essere di quelle che richiedono la massima attenzione da parte degli investitori.

    Per il lungo periodo chi ha un PAC dovrebbe rimanere tranquillo

    Chi ha un’ottica di lungo periodo dovrebbe forse allontanarsi per qualche tempo dal grafico, anche al fine di evitare di farsi prendere la mano da movimenti in grado di suscitare l’irrazionalità anche nel più controllato degli investitori.

    Sul fatto che Bitcoin riemergerà vittorioso da questo periodo molto complicato ci sono, almeno a nostro avviso, pochi dubbi, sempre però con la convinzione di decidere per noi stessi e non per altri. Quando il bear marker torna a ruggire, è il momento giusto per studiare e per smetterla di fidarsi di guru da strapazzo.

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